Lo studente strategico: Affrontare l'esame

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COMUNICAZIONE NON VERBALE

Si detto che la comunicazione una delle attività base della vita, come mangiare e dormire. Anche quando non usiamo le parole comunichiamo, perfino con il silenzio.


comunicazione non verbale
predominanza non verbale

Il 93% della comunicazione quindi passa attraverso la comunicazione non verbale. Non ci credete?

Ecco alcuni esempi:

  • il docente pone una domanda al quale segue un lunghissimo silenzio. È facile rendersi conto che lo studente non è in grado di rispondere e che ciò lo imbarazza moltissimo;
  • quante volte è capitato di correggere delle affermazioni nel corso di un'interrogazione solo perché si è dedotto da qualche accenno sul viso del professore che la risposta non era di suo gradimento?

Il linguaggio non verbale assolve diverse funzioni nel corso della comunicazione:


1. Serve a gestire la situazione sociale ed il proprio sé

Ad esempio, di fronte ad un atteggiamento aggressivo possono essere messi in atto comportamenti che sottolineano la sottomissione (sguardo basso, posizione di chiusura delle braccia...), oppure ribellione (sguardo diretto, postura decisa...).


2. Funge da supporto alla comunicazione verbale

È il caso ad esempio, di tutti quei piccoli segnali che regolano i turni tra i parlanti, che quindi fanno capire quando si vuole intervenire, quando si è finito un discorso, quando non si desidera essere interrotti, quando è opportuno che l'altro prenda la parola (sguardi, movimenti del capo, innalzamenti del tono...).


3. Sostituisce la comunicazione verbale

È ciò che si verifica nell'esempio riportato prima del silenzio di fronte ad una domanda d'esame: invece di spiegare a parole che non si è in grado di rispondere, si lascia che il silenzio veicoli lo stesso messaggio.


Ciò che rende particolarmente difficile gestire e interpretare la comunicazione non verbale è la numerosità e complessità degli elementi che la compongono: tono, volume e ritmo (vocale non verbale), gesti, espressioni del volto, postura, movimenti del corpo, distanze e abbigliamento.


Occorre precisare che, rispetto ai segnali verbali, i segnali non verbali (sia sul piano del contenuto che su quello relazionale), possono essere:

  • Congruenti quando la comunicazione non verbale supporta l’elemento verbale (ad esempio si pronuncia la parola “Sì” annuendo col capo).
  • Incongruenti quando la comunicazione non verbale è in contrasto con l’elemento verbale (ad esempio si afferma di non essere arrabbiati assumendo un tono che dice tutto il contrario).
SE I SEGNALI VERBALI
E QUELLI NON VERBALI
SONO TRA LORO INCONGRUENTI,
PREVALE SEMPRE
L'ELEMENTO NON VERBALE

Se ci si presenta all’esame affermando di essere ben preparati ma poi si resta in silenzio facendo scena muta, sicuramente si verrà valutati negativamente per questo e l’affermazione precedente non avrà peso nel giudizio del docente.

LA GESTIONE DELLO SPAZIO

La gestione dello spazio che separa dagli altri è un elemento chiave durante l’esame: determina infatti quali modalità di comunicazione non verbale sono utilizzabili in questo contesto e quindi a quali elementi porre maggiore attenzione.


Nella gestione dello spazio occorre distinguere tra tre elementi fondamentali: il contatto fisico, la distanza (che può essere intima, personale, sociale e pubblica) e l’orientamento del corpo rispetto a coloro che sono vicini.


In queste immagini sono riprodotti alcuni ambienti e situazioni in cui è possibile assistere a diversi modi di gestione dello spazio tra le persone.


distanza formaleImmagine1: una stanza per le riunioni di lavoro, un ambiente caratterizzato da una distanza sociale, da uno a tre metri, tra i comunicanti, dall’assenza di contatto fisico (il contatto è solo visivo e uditivo) e da relazioni formali.



distanza informaleImmagine 2: una discoteca, caratterizzata da una distanza pubblica, da tre metri in poi, e dal solo contatto visivo. Alcuni studiosi hanno analizzato il comportamento delle persone nei bar e nelle discoteche, scoprendo che coloro che sono clienti abituali tendono a stare al centro della sala, dove è più facile essere notati, e a muoversi maggiormente, mentre coloro che vengono per la prima volta gravitano sopratutto negli angoli e si muovono di meno.

distanza amicaleImmagine 3: un gruppo di amici in casa: la distanza è personale, da quaranta centimetri a un metro circa, il contatto fisico è possibile, ma solo su alcune zone come le braccia e le spalle, e l’orientamento del corpo rispetto agli altri non è mai frontale ma laterale.

distanza intima

Immagine 4: una coppia: la distanza è intima, meno di quaranta centimetri, è permesso il contatto fisico (tatto, odore e calore) e l’orientamento è frontale.




Durante l’esame, ci si trova sicuramente in una situazione simile a quella proposta nell’immagine 1: un ambiente caratterizzato da una distanza sociale (da uno a tre metri) tra i comunicanti, dall’assenza di contatto fisico (contatto solo visivo e uditivo) e da relazioni formali.


Occorre quindi puntare la propria attenzione sulla gestione dello sguardo e sul modo in cui presentare le proprie argomentazioni e risposte a livello vocale (volume, tono e ritmo). Sarà opportuno quindi non tenere sempre lo “sguardo basso”, usare un volume e un tono di voce adatto all’ambiente, in modo da non costringere i docenti a ridurre le distanze avvicinandosi verso gli studenti per udire ciò che dicono. Le parole pronunciate devono essere inoltre scandite in modo chiaro e non troppo velocemente. Gestire al meglio anche lo spazio “fisico” destinato allo studente: non sedersi sul bordo della sedia come chi vorrebbe essere in qualunque posto tranne che lì. Si è all’esame per dimostrare di aver studiato e che si è in grado di argomentare, spiegare e rispondere alle domande del docente.

L'ABITO FA IL MONACO?

Prendiamo in considerazione un altro aspetto della comunicazione non verbale: l'abbigliamento. Sarebbe opportuno a questo proposito interrogarsi: l'abito fa il monaco?

l' abito fa il monaco?

Un proverbio napoletano recita: "A seconda di come sei vestito così sei giudicato" (“Accossì somme vàje, accossì sì tenuto” - Tratto da: Basile Giovan Battista, 1635, a cura di Petrini Mario, Le muse napoletane, Ed. Laterza, 1976) . Sebbene non tutti attribuiscano lo stesso peso al modo di vestire, o almeno sostengano di non farlo, l'abbigliamento e più in generale il "look" sono una forma di comunicazione, condivisa da tutti gli uomini: dalle uniformi di polizia ed esercito fino ai tatuaggi di alcune tribù africane.

Attraverso il modo di vestire vengono trasmesse informazioni che vanno dallo status sociale, alle idee politiche e perfino sull'umore. L'aspetto fondamentale del look è che può essere modificato: è consigliabile adattarlo al contesto, all'ascoltatore, al tipo di relazione e al ruolo sociale.

 

Nel caso dell'esame universitario è bene tenere presente che si tratta di una situazione formale e che degli abiti sobri possono contribuire a trasmettere l'impressione di prendere con serietà e impegno l'esame. Ciò non significa che gli studenti vengano giudicati solo dall'aspetto, tuttavia un esame orale dura complessivamente poche decine di minuti e le prime impressioni possono giocare un certo ruolo.

Le considerazioni sinora affrontate portano a sottolineare l'importanza della comunicazione non verbale, e quindi della comunicazione "globale", per ampliare la capacità di comunicare, di comprendere e farsi comprendere.

Se il tono della voce o il linguaggio del corpo non supportano il contenuto del discorso, il messaggio difficilmente avrà l'effetto desiderato.

I GRANDI ORATORI
SONO TALI NON SOLO PER QUELLO
CHE DICONO MA ANCHE PER "COME"
LO DICONO, PER LA FORZA DELLA LORO
COMUNICAZIONE "GLOBALE"

All'esame bisogna quindi cercare di mostrare sicurezza e padronanza della situazione: un'esposizione troppo "emotiva" comunicherà insicurezza, lasciando all'interlocutore un'impressione generale di una preparazione non del tutto perfetta. All'opposto, un'esposizione in cui anche la comunicazione non verbale supporta i contenuti, trasmetterà sicurezza, con effetti positivi sul giudizio della preparazione. L'insicurezza, la timidezza, l'ansia e in generale l'emotività incontrollata possono rendere quindi meno efficace la comunicazione verbale.

È vero che questi aspetti sono quelli che più facilmente sfuggono ad un controllo razionale, tuttavia con l'auto-osservazione e l'esercizio si può sempre migliorare.


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